Experiencing Suffering and Calling on God

”Mi circondavano i gemiti della morte, e i dolori dell’inferno mi circondavano.” Queste parole dell’antifona d’introito servono come l’introduzione a questo tempo di Septuagesima, nella quale siamo entrato oggi nella nostra preparazione per il grande tempo della Quaresima. E’ una introduzione molto sobria e seria. Mentre prepariamo per il digiuno e sacrifici della Quaresima, delle quali San Paolo già ci parla nella epistola d’oggi quando parla di castigare il corpo, siamo ricordati che siamo purificati da queste pene che sperimenteremo ai nostri propri mani nei sacrifici che ci propineremo nella Quaresima.
Di essere circondato dai dolori dell’inferno è una esperienza che sembra estrema, ma infatti è ciò che esperimentiamo ogni volta che ci siamo afflitti dalle sofferenza e le persecuzioni. Il dolore dell’inferno è proprio di essere allontanato da Dio, di non vedere il suo santo volto, di non esperimentare la sua vicinanza che è così cara al Cristiano. Ed è per questa ragione che le prossime righe del salmo 17 che compongano l’introito odierno ci possono sorprendere. Subito il salmo si gira dalla contemplazione dei gemiti della morte verso la speranza nel Signore: ”nella mia tribolazione invocai il Signore, ed Egli dal suo santo tempio esaudí la mia preghiera.” La risposta del cristiano a questa sofferenza, a questa esperienza di sentirsi lontano da Dio è di invocare al Signore. Infatti, le parole del versetto dell’antifona continuano questa tema con parole di dolcezza: ”Ti amerò, o Signore, mia forza: Signore, mio firmamento, mio rifugio e mio liberatore.” La fede del salmista non è soltanto una speranza in un Dio lontano, ma anche in un Dio personale. Benché Dio si capisce un può in un modo di salvatore militare, è ancora l’oggetto d’amore personale del Cristiano. Dio è veramente il rifugio di ogni persona che l’invoca, che ha fiduccia in Lui.
A questa luce possiamo capire un può meglio anche il passaggio del Vangelo di San Matteo sui operai nella vigna. Possiamo immaginare la disperazione alla quale erano tentati l’operai che non ricevano lavoro fino all’undicesima ora. Doviamo vedere noi stessi come questi operai, sempre in attesa della bontà Signore, sempre ricevendo ciò che non ci appartiene dalla natura, cioè, la grazia di Dio. Il Signore ci dice: ”Molti infatti saranno i chiamati, ma pochi gli eletti.” Se siamo una parte di questi eletti, per il quale abbiamo una ferma speranza grazie alla fede ecclesiale e la grazia dei sacramenti, è soltanto per la bontà di Dio. Lui sicuramente esaudirà le nostre preghiere quando siamo circondati dai gemiti della morte e venerà a salvarci.

Rev.do Royce V. Gregerson
Domenica di Septuagesima, MMXVI
Cappella di San Pio di Pietrelcina, Frattocchie

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